Alberto Valmaggia: “Nel 2014 abbiamo ereditato un ente sull’orlo del dissesto, ma giorno dopo giorno, lo abbiamo riportato sulla giusta rotta”

Alberto Valmaggia, classe 1959, è stato sindaco di Cuneo dal 2002 al 2012. Nel maggio 2014, con oltre 7.000 preferenze (il più votato in provincia), è stato eletto consigliere regionale nella lista “Chiamparino per il Piemonte”, diventando, poi, a giugno, assessore per l’Ambiente, l’Urbanistica, la Programmazione territoriale e paesaggistica, lo Sviluppo della montagna, le Foreste, i Parchi e la Protezione civile. Deleghe importanti e “sostanziose”. Il suo è stato un lavoro paziente e minuzioso, con una presenza del 92% alle sedute in Consiglio e in Giunta. Ora si ripresenta alle elezioni del prossimo 26 maggio, sempre con la lista Chiamparino per il Piemonte del sì. “Faccio parte– sottolinea Valmaggia – di una formazione composta da sindaci e amministratori della “Granda” che conoscono da vicino i problemi del nostro territorio. Mi ricandido per proseguire, con impegno e concretezza, il lavoro di buongoverno avviato in questi cinque anni a fianco del presidente Chiamparino. La nostra Provincia ha bisogno di un Piemonte autorevole e credibile in Europa e di politici che mettano al centro un’attenzione particolare verso i più deboli”. 

Perché, questa volta, è stato aggiunto il sì?“Condividiamo totalmenteil pensiero  del candidato presidente Chiamparino e diciamo Sì per crescere in Piemonte e in Europa. Un sì alla voglia di fare, di tirarsi su le maniche, di impegnarsi, come in questi cinque anni,  ogni giorno,  con serietà e costanza”.   

Nel concreto?“Sì a un ambiente da salvaguardare e da valorizzare. Sì per il nostro territorio e il suo paesaggio. Sì alla montagna come opportunità di sviluppo sostenibile anche per i giovani, di cultura, di rilancio dell’economia locale e di turismo. Sì a una politica che porti il necessario riguardo alle persone. Sì a una società inclusiva che si prenda cura della salute e del benessere di tutti, in particolare dei disabili e degli anziani. Sì per continuare a investire nelle scuole e nella formazione”.

Ma non solo?“Sì allo sviluppo di un’economia buona e pulita. Sì a infrastrutture materiali e digitali efficaci e alla riduzione degli adempimenti burocratici. Sì al lavoro, al sostegno del mondo produttivo e ai giovani imprenditori”.

E l’Europa?“Il nostro è il sì convinto ad un’Europa più forte e più amica, più vicina alla casa dei cittadini. Il sì alle politiche europee che supportino le amministrazioni locali e siano opportunità di sviluppo per i nostri territori e le giovani generazioni. Il sì a un Piemonte più protagonista in Europa”. 

IL LAVORO SVOLTO NEL QUINQUENNIO DI LEGISLATURA

“Abbiamo ereditato – dice Valmaggia– una situazione finanziaria con oltre 8 miliardi di euro di debiti su un bilancio totale della Regione di 11 miliardi. Oggi il debito si è ridotto di 1,772 miliardi di euro – cioè del 21,5% – e nei cinque anni trascorsi non sono stati contratti nuovi mutui. Tutti gli investimenti programmati sono stati realizzati o con risorse regionali o con fondi europei”.

La sanità è un settore sempre al centro delle polemiche. Una sua riflessione sul tema?“A marzo 2017 il Piemonte è uscito dal Piano di rientro che aveva paralizzato il comparto. Piano al quale l’Ente era sottoposto dal 2010. Oggi, i dati elaborati dal Ministero della Salute, sul monitoraggio dei Livelli Essenziali di Assistenza, danno la nostra Regione al primo posto in Italia per qualità dei servizi e delle prestazioni. Inoltre, è stato abolito il ticket sui farmaci, sono ripartite le assunzioni e sono state stanziate nuove risorse per gli investimenti. Un balzo in avanti enorme”. 

Alcune considerazioni sui settori di sua competenza?“In questi cinque anni la Regione si è dotata di una programmazione complessiva su alcune delicate tematiche ambientali, come l’acqua, i rifiuti, l’aria e l’amianto. Evitando, così, diverse misure di infrazione da parte dell’Unione europea. Dopo 10 anni è stato approvato il Piano Paesaggistico, mentre la nuova Legge sul riuso ha dato una prima risposta al problema del consumo del suolo”.

Inoltre?“Sono nati i nuovi Parchi del Monviso e delle Alpi Marittime: e quest’ultimo, tra l’altro, insieme ad altre aree protette confinanti, punta al riconoscimento Unesco di Patrimonio Mondiale dell’Umanità.  Sono stati assegnati 55 milioni di euro alle nuove Unioni Montane e per il turismo delle Terre Alte. Per la prima volta in Italia è stata approvata la norma che favorisce l’Associazionismo Fondiario, con la ricucitura delle aree marginali frammentate. Nei cinque anni gli operai forestali regionali hanno effettuato 3.160 interventi e 2.796.990 ore di lavoro per la manutenzione, la pulizia e il ripristino dei sentieri di montagna e per la prevenzione delle calamità naturali”.

Infine?“Ogni anno la Regione investe 3 milioni di euro per il funzionamento della Protezione Civile, della quale sono  parte importante 15.000 volontari. Un fiore all’occhiello del Dipartimento nazionale. Nei cinque anni sono stati stanziati oltre 200 milioni di euro per interventi contro il dissesto idrogeologico. E un milione di euro è andato ai Vigili del Fuoco volontari per la formazione e le attrezzature”.

I fondi europei?“Ottima la performance. Sono stati assegnati quasi completamente i 230 milioni di euro, di cui una sessantina in Piemonte, della misura transfrontaliera Alcotra 2014-2020. Per quanto riguarda il Programma di Sviluppo Rurale, sui 268 milioni di euro disponibili per le zone montane a fine 2018 ben l’85% era già stato destinato a progetti e opere di ripristino di strade e acquedotti rurali, alpeggi, risorse forestali e pastorali, indennità compensativa per gli agricoltori delle Terre Alte, investimenti in macchinari e attrezzature forestali. Una parte di questi fondi – 65 milioni di euro – sono andati ai 14 Gruppi di Azione Locale del Piemonte per bandi di sviluppo del territorio di cui hanno beneficiato strutture pubbliche e privati. La ricerca Cohesion Data Portal 2018 ha evidenziato che il Piemonte è la terza regione italiana, dopo il Veneto e l’Emilia Romagna, per efficienza e capacità di spesa dei fondi comunitari”.

Quindi, soddisfatto dei risultati ottenuti?“Devo dire proprio di sì, anche se spetta ai cittadini giudicare il nostro operato. Non sono stati anni facili, ma grazie al lavoro di squadra abbiamo ridato al Piemonte la credibilità e l’autorevolezza che merita. Abbiamo preso un Ente sull’orlo del dissesto e siamo riusciti a riportarlo sulla giusta rotta. Cercando di amministrarlo con concretezza ed equilibrio e riconquistando, giorno dopo giorno, l’orgoglio di essere piemontesi”.    

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