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Due parole con Silvano Valsania, candidato della lista “Chiamparino per il Piemonte del Sì”

Abbiamo incontrato Silvano Valsania, già sindaco e ora vicesindaco di Montà, candidato dell’area albese per le elezioni regionali per la lista “Chiamparino per il Piemonte del Sì”, gruppo civico di cui fa parte l’Assessore regionale Alberto Valmaggia.

Da quattro anni è presidente del Coabser, Consorzio per la raccolta dei rifiuti di Alba, Bra, Langhe e Roero. Dal 2014 ad oggi di strada ne è stata fatta. Dove si è arrivati oggi?  

“Nonostante in soli 3 Comuni su 55 ci sia la raccolta dell’umido, abbiamo ridotto di oltre 30 Kg la produzione pro capite annua di indifferenziato. Portiamo in discarica ormai meno del 7% dei nostri rifiuti e nelle 18 isole ecologiche ne differenziamo l’85%. I costi sono calati di oltre 10 euro ad abitante e abbiamo ‘restituito’ ai Comuni più di 4 milioni dalla vendita dei materiali differenziati. Ma soprattutto siamo soddisfatti dei risultati del nuovo modello di raccolta sperimentato su base volontaria in 36 Comuni. Nel 2017 quelli che sforavano l’obiettivo regionale per il 2020 di 159 Kg/abitante/anno di indifferenziata erano 41 su 55; nel 2018 sono rimasti 19. E si può migliorare ancora”.

Il suo attaccamento al territorio passa, oltre che dall’impegno nell’amministrazione locale, anche per la promozione e la valorizzazione delle sue tradizioni. Dal 2016 è presidente della Rete degli Ecomusei Piemontesi, una realtà importante fortemente sostenuta dall’assessorato regionale alla Montagna e dalla Giunta Chiamparino. 

“L’Ecomuseo in fondo è nulla più che uno strumento col quale una comunità riflette sul suo patrimonio materiale e immateriale e decide il proprio futuro. Parte dal legame affettivo che si ha col proprio luogo di vita per diffondere e consolidare competenze di comunità. Non identità fittizie o di comodo, ma quel sapere oggettivo, scientifico, rigoroso che ci fa capire la complessità, la ricchezza come le criticità presenti in tutti i territori. Un prerequisito assolutamente necessario per una cittadinanza attiva, l’unica in grado di mantenere vivi i luoghi e dare loro un futuro credibile. Così mi pare si stia facendo in Valle Stura, all’Ecomuseo della Pastorizia, attorno alla sambucana; così stiamo tentando di fare noi in quello delle Rocche del Roero, con outdoor e valorizzazione del patrimonio ambientale”.     

Cosa l’ha spinta a candidarsi?

“La possibilità di dare una mano, in un momento particolarmente difficile, ad un’idea di Piemonte che condivido. Siamo una squadra che, oltre ad avere una forte caratterizzazione territoriale, è composta da candidati con esperienza nelle amministrazioni locali. Questo porta due vantaggi che credo siano dirimenti. Innanzitutto quello di vedere le leggi e le procedure dalla parte di chi poi le deve concretamente applicare e penso che questa sia la prospettiva migliore per ragionare sull’efficacia di qualsiasi proposta. In secondo luogo, l’abitudine a fare le nozze coi fichi secchi, condizione importante per qualificare la spesa e indirizzare le risorse dove sono più necessarie”.

Ci dice tre obiettivi concreti per cui lei si sente di impegnarsi?

“Per la mia area sicuramente il problema della viabilità, oramai un’emergenza. Poi la tenuta dei paesi come luoghi di vita, col loro necessario tessuto di relazioni e luoghi di comunità, di servizi, di commercio, di artigianato. Infine mi piacerebbe che la scuola piemontese si connotasse anche per l’attenzione al territorio, che ne inserisse lo studio come attività curricolare. Non credo ci si possa prendere cura del mondo se prima non si è imparato ad avere cura del proprio cortile”.

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