Monviso in movimento ed il dopo voto

La sede di via Roma, a Cuneo, ha ospitato, alla presenza di una cinquantina di persone, l’assemblea di Monviso in Movimento. L’assessore regionale e presidente dell’Associazione, Alberto Valmaggia, ha illustrato le attività svolte e quelle in programma per il 2018. “Attraverso numerose iniziative – ha affermato – abbiamo proseguito il percorso di costruzione della rete civica in provincia di Cuneo. Tra i momenti più importanti del 2017 c’è stato il viaggio-studio alle Istituzioni europee di Bruxelles. Poi è nato il gruppo di Monviso Giovani che sta portando avanti un proprio programma di impegni, tra i quali il ciclo di incontri sulla politica. Inoltre, si è sviluppata la comunicazione. Per il 2018 l’obiettivo è di potenziare ulteriormente il radicamento sul territorio, in particolare con gli amministratori comunali, in vista delle elezioni comunali, regionali ed europee del prossimo anno”.  L’assemblea ha approvato all’unanimità il bilancio consuntivo e quello di previsione. Tuttavia, il vero tema all’ordine del giorno della serata era una riflessione sull’esito delle elezioni politiche dello scorso 4 marzo. Ad avviare il confronto è stato Andrea Olivero: viceministro uscente delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali e candidato per il centrosinistra alla Camera nel collegio uninominale-maggioritario Cuneo-Saluzzo-Savigliano. “In termini assoluti – ha detto – non abbiamo ottenuto un buon risultato. La scelta dei cittadini è stata chiara e non ci ha premiato. Devo, però, sottolineare che nei 17 collegi del Piemonte il centrosinistra ne ha vinti due e in altri due, tra i quali il mio, è arrivato secondo. In tutti gli altri è giunto dietro al centrodestra e al MoVimento 5 Stelle. Da questo dato bisogna ripartire per avviare un nuovo percorso con l’obiettivo di ricostruire la coalizione”. Quindi, ha aggiunto: “Il voto è stato politico al partito o alla coalizione e non al candidato dell’uninominale. Nei cittadini ha prevalso, rispetto alle proposte politiche tradizionali, il senso di rabbia rappresentato da Salvini e Di Maio. Lo slogan “L’Italia agli italiani” è stato vincente nei confronti del nostro messaggio del buon senso legato alla stabilità e al buon governo. Non abbiamo scaldato i cuori degli italiani. Adesso dobbiamo ripartire da un’idea che costituisca anche un sogno, una speranza per il futuro. Senza cadere nelle promesse irrazionali e irrealizzabili”. Infine, ha concluso: “In questa elezione sono stati sconfitti tutti i moderati: quelli di centrosinistra e quelli di centrodestra. Il quadro che abbiamo di fronte è di una situazione complicata ma molto fluida e aperta a diversi scenari”.  Franco Chittolina, funzionario in pensione dell’Unione Europea e presidente dell’Associazione Apice, ha iniziato l’intervento ricordando Confucio: Grande è la confusione sotto il cielo, perciò la situazione è eccellente”. Tradotto in pratica, significa che, pur nelle difficoltà del momento, ci sono le condizioni per trovare una via d’uscita. Poi, ha elencato le sottovalutazioni del centrosinistra, nella campagna elettorale, rispetto alle percezioni dei cittadini. Ma ha anche ricordato la contraddizione che sul Paese soffia il vento nazionalista dell’Italia agli italiani su un’Italia, divisa in tre, che non è ancora una nazione. L’intervento è terminato con un messaggio di fiducia: “Se stasera siamo qui è perché crediamo ancora nella costruzione della buona politica. Con queste elezioni non è finita la storia, è finita una storia. E allora – prendendo spunto dal film Ricomincio da tre di Troisi –  anche noi dobbiamo ricominciare il percorso politico occupandoci di tre temi: giovani, lavoro ed Europa. Perché non è proibito sognare”. Milva Rinaudo, vicepresidente di Monviso, ha sottolineato come l’attuale visione politica dei cittadini sia superficiale e semplificata. “Non si considerano mai i problemi in profondità – ha detto – e la colpa è sempre delle Istituzioni”. Molti sono stati i contributi dei presenti all’assemblea. In particolare il saviglianese Massimiliano Gosio si è chiesto e ha chiesto: “Chi sono i moderati di cui si parla tanto e dei quali Monviso è un’espressione? Che faccia hanno? Cosa vogliono? Se non rispondiamo a queste domande non riusciremo a costruire un percorso di rete civica che possa avere sbocchi politici”.  La conclusione l’ha tratta Chittolina, citando il filosofo, vissuto a cavallo tra il 1600 e il 1700, Giambattista Vico: “Parean traversie ed erano opportunità”.

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